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edizione 2015 25, 26, 27 Marzo Università Bocconi - Milano
 
28 luglio 2015

Risparmio gestito, soddisfatti 9 investitori su 10

Nel 2015 aumentano i risparmiatori e cresce l'industria del risparmio gestito. Per tre investitori su quattro la propria banca è il canale favorito per l’acquisto di fondi. Raccontiamo lo scenario...

Si riduce l'incertezza che congelava le decisioni delle famiglie, anche se prevalgono ancora cautela e prudenza. È quanto emerge dall'edizione 2015 dell'Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani, un progetto del Centro Einaudi e di Intesa Sanpaolo. In particolare, il contributo più positivo al potere d'acquisto dei risparmiatori del 2014 è venuto dai mercati finanziari, che hanno generato nel 2014 un aumento del rendimento totale della ricchezza finanziaria investita pari al 9% (3% nei primi quattro mesi del 2015). Quanto al reddito, l'indagine conferma che si è quasi arrestata la tendenza a dichiararlo in calo rispetto alle necessità del tenore di vita.

Se è ancora elevata la quota di famiglie che è costretta dalla crisi a ridurre il proprio tenore di vita (51%, dal picco del 56% nel 2013), una percentuale quasi identica lo fa per motivi precauzionali, confermando una ripresa di controllo del proprio bilancio. Il 62% dei soggetti intervistati ritiene il risparmio "indispensabile" o "molto utile" (si arriva al 94% includendo anche coloro che lo giudicano "abbastanza utile"). Nonostante a partire dal 2000 si sia rilevata una progressiva erosione del numero di famiglie che riescono a risparmiare, si registra nel 2015 un progresso dei risparmiatori di ben 5 punti percentuali rispetto al 2012 (l'anno peggiore della crisi finanziaria italiana): dal 38,6% al 43,7%. Ciò si riscontra anche nell'ultimo "Rapporto sulle scelte di investimento delle famiglie italiane" condotto dalla Consob, la Commissione nazionale per le società e la Borsa, in collaborazione con GfK Eurisko. Secondo questo studio a fine 2014 solo il 30% delle famiglie afferma di essere in grado di risparmiare, tuttavia il tasso di risparmio mostra comunque una inversione di tendenza rispetto al calo provocato dalla crisi finanziaria pur continuando ad attestarsi al di sotto dei livelli raggiunti prima del 2008 (8,6%).

Dopo la crisi dei subprime e fino al 2013 si è osservata una diminuzione degli investitori nel risparmio gestito, ma negli ultimi due anni c'è stata un'inversione di tendenza, con l'aumento degli investitori dal 9% a quasi il 12%. La maggior parte ha investito in fondi comuni o Sicav (7,2%); seguono le gestioni patrimoniali (5,9%), mentre appare più bassa la presenza in Etf (2,3%) o in polizze Unit Linked (2%). Tra le motivazioni dell'investimento nel risparmio gestito, la riduzione del rischio è importante per oltre la metà del campione; l'esigenza di «semplificazione» si è ridimensionata nel corso degli anni (nel 2012 era al primo posto); la ricerca del rendimento ha perso terreno nel 2013 e 2014, ma è tornata alla ribalta nel corso del 2015. Per tre investitori su quattro, la propria banca continua a rappresentare il canale favorito per l'acquisto di fondi. Coloro che si dichiarano soddisfatti degli investimenti nel risparmio gestito sono aumentati dal 53,5% nel 2005 all'87,4% oggi mentre, tra chi non ha investito, solo il 2% non lo ha fatto in conseguenza di pregresse esperienze negative.
Nel Rapporto della Consob si trova una conferma del ritorno di interesse per i fondi comuni. In particolare, come si evince dai dati sulla composizione di portafoglio, è aumentata, tornando sui livelli pre-crisi, la quota di ricchezza finanziaria investita in prodotti del risparmio gestito (16%), mentre rimane più contenuto il peso delle azioni (5%, sostanzialmente dimezzato rispetto al 2007).

Vale la pena menzionare che, secondo l'Indagine Centro Einaudi-Intesa Sanpaolo, solo una quota relativamente ridotta di intervistati dichiara di avere sottoscritto una forma di previdenza di secondo o terzo pilastro (una larga parte sostiene di non avere liquidità sufficiente per affrontare questa copertura aggiuntiva). Per molti italiani, la previdenza integrativa resta un tema "scottante" perché non ancora affrontato in termini materiali, nonostante la consapevolezza diffusa che il tasso di rimpiazzo del reddito da parte delle pensioni future sarà basso (58%, secondo la stima soggettiva del campione intervistato).

Cala l'interesse per le tematiche di natura finanziaria: la quota di coloro che si dichiarano attratti da questi argomenti, passata dal 45,5% nel periodo pre-crisi al picco del 57,7% toccato l'anno scorso, torna a scendere nel 2015 al 54,3%. Metà del campione afferma di non spendere neanche un minuto del proprio tempo settimanale a tale scopo e solamente poco più del 10% degli intervistati vi dedica più di un'ora.

Il «vissuto quotidiano» e la famiglia di origine continuano a rappresentare, per la metà del campione, la principale fonte di cultura finanziaria. Un fatto di cui si ha riscontro anche nel Rapporto Consob: il 44% degli intervistati sceglie come investire dopo aver consultato familiari e conoscenti, il 22% si affida ai consigli di un esperto ovvero delega a questi la gestione dei propri investimenti, mentre il 15% decide in autonomia (soprattutto ultra sessantacinquenni e meno abbienti). Inoltre, secondo quanto indicato nel Rapporto, nonostante la diffusa percezione positiva delle proprie competenze in materia di scelte economiche e di investimento, le conoscenze finanziarie e le capacità logico-matematiche degli italiani rimangono basse. Inflazione, diversificazione, relazione rischio-rendimento, interesse semplice e rendimento atteso di un investimento continuano a essere nozioni poco note e di difficile applicazione.

In questo contesto, secondo l'Indagine Centro Einaudi-Intesa Sanpaolo, per circa due terzi l'investimento viene fatto non prima di essersi rivolti anche ai referenti presso la banca. Dopo lo stallo negli anni della crisi, la banca di riferimento appare il canale in grado di influenzare in misura di gran lunga maggiore le scelte in tema di risparmio. Internet viene citato da circa un quarto degli intervistati, ma fatica a prendere terreno in maniera significativa; declina infine la fruizione di contenuti economici attraverso i mezzi di comunicazione tradizionali.

Per approfondire scarica l'Indagine Centro Einaudi-Intesa Sanpaolo e il Rapporto Consob